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	<title>Marche Viaggiare &#187; Itinerari consigliati</title>
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	<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 20:22:11 +0000</pubDate>
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		<title>Osimo</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 12:01:47 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Itinerari consigliati]]></category>

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		<description><![CDATA[Osimo è situata sulle colline tra le valli dell’Aspio e del Musone, a pochi passi da ancona e dalla riviera del Conero. E’ una città antica, cinta da mura romane e medievali. Il centro storico possiede chiese vetuste e nobili palazzi del ‘600 e del ‘700. Il nome della cittadina deriva da Auximon, municipio romano. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Osimo</strong> è situata sulle colline tra le valli dell’Aspio e del Musone, a pochi passi da ancona e dalla riviera del Conero. E’ una città antica, cinta da mura romane e medievali. Il centro storico possiede chiese vetuste e nobili palazzi del ‘600 e del ‘700. Il nome della cittadina deriva da Auximon, municipio romano. In età bizantina appartenne alla Pentapoli marittima come centro di rilevante importanza. Divenne libero comune nel 1100 e fu dominata dai Malatesta e dagli Sforza.</p>
<p>Da vedere: la città sotterranea, iniziando dalle grotte del Cantinone   gestite da un organizzato ufficio accoglienza turistica  I ruderi romani della Cinta Muraria (III-II sec. a.C.) e il ninfeo Fonte Magna (I sec. a.C.), la Chiesa di S. Marco con una tela del Guercino  il Santuario di S. Giuseppe da Copertino (del XIII sec., trasformato nel XVIII sec.) con annesso chiostro e convento; la Cattedrale di S. Leopardo (fondata nell’VIII sec.) al cui interno vi sono diverse antichità (sarcofagi, reliquie di santi, sepolcro altomedievale).., Il Battistero  Il Palazzo Campana (XVIII sec.) sorto come nobile collegio è ora sede della Civica Raccolta d’arte .- Museo Diocesano d’Arte Sacra di Osimo</p>
<p>Presso il Municipio è possibile visitare l’Antiquarium  raccolta di Statue romane acefale di pregevole fattezza.<br />
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		<title>Abbazie</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 12:01:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Abbazia di San Claudio al  Chienti
In fondo a un viale alberato - 266 cipressi a destra e 266 cipressi a sinistra - dove un tempo sorgeva la città romana di Pausulae si erge l’Abbazia di San Claudio al Chienti, del XI sec. e realizzata con materiali di recupero. Essa è caratterizzata da due ambienti sovrapposti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Abbazia di San Claudio al  Chienti</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">In fondo a un viale alberato - 266 cipressi a destra e 266 cipressi a sinistra - dove un tempo sorgeva la città romana di Pausulae si erge l’Abbazia di San Claudio al Chienti, del XI sec. e realizzata con materiali di recupero. Essa è caratterizzata da due ambienti sovrapposti e due torri cilindriche con monofore e bifore. La Chiesa inferiore, preceduta da un corpo aperto da un portale, è a pianta quadrata su quattro pilastri e nell’abside si conservano affreschi del 1468 raffiguranti San Claudio e San Rocco. Alla Chiesa superiore, che presenta un bel portale romanico, si può accedere sia attraverso due scalette a chiocciola situate nelle torri della facciata, sia dall’esterno. Nel 1926, durante un restauro, venne scoperta sotto il pavimento davanti all’altare una mummia con i capelli lunghi fino al bacino e uno spadino di 50 cm. Si ritiene appartenga all’Imperatore Ottone III, morto nel 1002, il cui corpo non fece mai ritorno ad Aquisgrana, ma il mistero non è ancora stato risolto.</p>
<p><strong>Abbazia </strong><strong>Santa Maria a Piè di Chienti</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">La<strong> </strong>Chiesa Santa Maria a Piè di Chienti, detta anche SS. Annunziata poiché ad essa dedicata, sorge sulla sponda sinistra del fiume Chienti, dove vi fu eretta nella prima metà del X sec.da monaci benedettini. Un rimaneggiamento si ebbe nella prima parte del XII sec., quando alla primitiva e umile costruzione si sostituì l’attuale, a tre navate. La chiesa presenta elementi e caratteri architettonici talmente singolari tanto da poter essere collocata tra i monumenti religiosi più interessanti d’Italia. Essa si distingue in due piani sovrapposti, come se fosse costituita da due chiese: una, quella superiore, effettivamente riservata ai monaci; l’altra, quella inferiore, aperta al popolo. La facciata, sobria, è esposta ad ovest, di modo che il fedele entrando sia rivolto verso l’abside, a oriente, dove sorge il sole e simbolicamente verso Cristo. Sebbene a prima vista l’abbazia quasi appaia al visitatore come una semplice chiesa rurale di modeste dimensioni, all’interno di essa si è letteralmente rapiti dalla grandiosità del complesso architettonico, dove ci si può veramente immergere nel sacro e vivere l’infinito.</p>
<p><strong>Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">L’Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra, costruita nel 1142 da monaci cistercensi provenienti da Milano, è considerata la più importante abbazia di tutto il territorio piceno e rappresenta uno degli esempi più pregevoli e meglio conservati di architettura romanico-cistercense in Italia. La facciata semplice e al contempo invitante, con un portico a tre campate da avancorpo, è abbellita da un gran rosone e da un portale in marmo policromo alternante pilastri e colonne. Entrando si resta estasiati dall’armonia delle linee e degli spazi, nonché dalla grandiosità della struttura, fattori che rendono l’ambiente estremamente suggestivo. La Chiesa, formata da tre navate di cui la principale alta 30 m, è lunga 72 m. Grandiosi sono il Chiostro del XV sec., la Sala Capitolare e il Refettorio sorretto da sette colonne romane con enormi capitelli, prelevati dalla vicina città romana di Urbs Salvia. L’intera struttura dell’Abbazia è protetta da un bosco popolato da molte specie animali e vegetali protette, un’ulteriore conferma dell’armonia che regna nel luogo.</p>
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		<title>Abbazia di Santa Maria a Piè di Chienti</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 11:28:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Chiesa Santa Maria a Piè di Chienti, detta anche SS. Annunziata poiché ad essa dedicata, sorge sulla sponda sinistra del fiume Chienti, dove vi fu eretta nella prima metà del X sec.da monaci benedettini. Un rimaneggiamento si ebbe nella prima parte del XII sec., quando alla primitiva e umile costruzione si sostituì l’attuale, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Chiesa Santa Maria a Piè di Chienti</strong>, detta anche SS. Annunziata poiché ad essa dedicata, sorge sulla sponda sinistra del fiume Chienti, dove vi fu eretta nella prima metà del X sec.da monaci benedettini. Un rimaneggiamento si ebbe nella prima parte del XII sec., quando alla primitiva e umile costruzione si sostituì l’attuale, a tre navate. La chiesa presenta elementi e caratteri architettonici talmente singolari tanto da poter essere collocata tra i monumenti religiosi più interessanti d’Italia. Essa si distingue in due piani sovrapposti, come se fosse costituita da due chiese: una, quella superiore, effettivamente riservata ai monaci; l’altra, quella inferiore, aperta al popolo. La facciata, sobria, è esposta ad ovest, di modo che il fedele entrando sia rivolto verso l’abside, a oriente, dove sorge il sole e simbolicamente verso Cristo. Sebbene a prima vista l’abbazia quasi appaia al visitatore come una semplice chiesa rurale di modeste dimensioni, all’interno di essa si è letteralmente rapiti dalla grandiosità del complesso architettonico, dove ci si può veramente immergere nel sacro e vivere l’infinito.</p>
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		<title>Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 11:26:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra, costruita nel 1142 da monaci cistercensi provenienti da Milano, è considerata la più importante abbazia di tutto il territorio piceno e rappresenta uno degli esempi più pregevoli e meglio conservati di architettura romanico-cistercense in Italia.
La facciata semplice e al contempo invitante, con un portico a tre campate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra, costruita nel 1142 da monaci cistercensi provenienti da Milano, è considerata la più importante abbazia di tutto il territorio piceno e rappresenta uno degli esempi più pregevoli e meglio conservati di architettura romanico-cistercense in Italia.</p>
<p>La facciata semplice e al contempo invitante, con un portico a tre campate da avancorpo, è abbellita da un gran rosone e da un portale in marmo policromo alternante pilastri e colonne.</p>
<p>Entrando si resta estasiati dall’armonia delle linee e degli spazi, nonché dalla grandiosità della struttura, fattori che rendono l’ambiente estremamente suggestivo. La Chiesa, formata da tre navate di cui la principale alta 30 m, è lunga 72 m. Grandiosi sono il Chiostro del XV sec., la Sala Capitolare e il Refettorio sorretto da sette colonne romane con enormi capitelli, prelevati dalla vicina città romana di Urbs Salvia. L’intera struttura dell’Abbazia è protetta da un bosco popolato da molte specie animali e vegetali protette, un’ulteriore conferma dell’armonia che regna nel luogo.</p>
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		<title>Urbino</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 11:24:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Arroccata su un colle a 485 m. slm, tra il bacino del fiume Foglia e quello del Metauro, si erge, tanto maestosa e bella da sembrare irreale, la città di Urbino. Di origini antichissime, anteriori alle invasioni celtiche e all’insediamento dei Galli Senoni nel IV sec. a.C., essa assume particolare rilievo sotto il dominio romano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arroccata su un colle a 485 m. slm, tra il bacino del fiume Foglia e quello del Metauro, si erge, tanto maestosa e bella da sembrare irreale, la città di <strong>Urbino</strong>. Di origini antichissime, anteriori alle invasioni celtiche e all’insediamento dei Galli Senoni nel IV sec. a.C., essa assume particolare rilievo sotto il dominio romano - la Urbinum Mataurense - proprio per la favorevole posizione geografica che la situa tra Roma e Rimini. Più volte soggetta alle invasioni dei Barbari, la città viene donata da Carlo Magno al Papa, per poi diventare, dopo un periodo di decadenza accompagnato dall’affievolirsi del potere ecclesiastico, libero Comune e, successivamente, feudo dei Montefeltro.</p>
<p>E’ proprio con Federico (1444-1482) che il Ducato di <strong>Urbino</strong> raggiunge l’apice della grandezza e dello splendore, andando ad occupare una posizione centrale nell’assetto politico degli stati italiani ed assurgendo a vera e propria città ideale. Il progressivo declino avrà inizio con la morte dell’ultima duca e la declassificazione a capoluogo di uno dei distretti dello Stato Pontificio, sorte che durerà fino al 1860, anno in cui entrerà a far parte del Regno d’Italia.<br />
Urbino è universalmente riconosciuta per essere una delle principali capitali del Rinascimento italiano, tanto da essere annoverata nell’elenco dei siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Passeggiando per il centro storico si ha l’impressione che il tempo si sia fermato: tutto è pervaso da perfetta armonia e da aurea potenza. Ne è il massimo esempio il Palazzo Ducale, che - come scrisse Baldassar Castiglione - non un palazzo, ma una città in forma di palazzo esser pareva. Tale capolavoro dell’architettura rinascimentale, oltre che simbolo di forza e di potere militare, è emblema di cultura e liberalità, una vera e propria creatura del raffinato mecenatismo di Federico II da Montefeltro, alla cui corte vennero chiamati alcuni tra gli artisti più famosi del panorama artistico italiano, come Bramante, Paolo Uccello, Leon Battista Alberti, Francesco Di Giorgio Martini, Piero Della Francesca, il nativo Raffaello. Oltre alla Facciata dei Torricini, vanno ammirati lo splendido cortile, nonché le armoniose sale del piano nobile, tra le quali emerge lo studiolo del Duca, un raccolto e raffinato ambiente rivestito di tarsie lignee, dallo spettacolare effetto illusionistico. Annessa al Palazzo è la Galleria Nazionale delle Marche, che conserva alcuni capolavori assoluti della storia dell’arte, mentre al pianterreno sono allestiti il Museo Archeologico ed il Lapidario. Altra meta dell’itinerario urbinate è la Casa natale di Raffaello Sanzio e del padre Giovanni Santi. Oltre alla pietra dove i due erano soliti preparare i colori, va segnalato l’affresco della Madonna con il Bambino nella stanza dove nacque il pittore e a lui stesso attribuito.</p>
<p>Degni di nota sono poi i vari oratori presenti nella città - in modo particolare quello di San Giovanni, che custodisce un ciclo di affreschi del primo Quattrocento dei fratelli Salimbeni di Sanseverino - e soprattutto la Cattedrale, di origini medievali, ma ricostruita più volte, fino ad assumere l’odierna parvenza neoclassica. L’interno, grande e solenne, conserva pregevoli dipinti tra i quali La Traslazione della Santa Casa di Loreto di Ridolfi, Il Martirio di San Sebastiano di Barocci e L’Annunciazione di Raffaello. Altri importanti luoghi di fede sono la Chiesa di S. Domenico e quella di S. Francesco. La prima, costruita sui resti di un teatro romano e ora sconsacrata, conserva all’interno due tele di Francesco Vanni, mentre la seconda, edificata nel XIV sec. in stile romano gotico, presenta tre navate a croce latina ed è considerata il Pantheon della città, poiché accoglie le spoglie di numerosi personaggi illustri, come quelle dei genitori di Raffaello. </p>
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		<title>San Ginesio</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 11:21:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[San Ginesio è situata in posizione spettacolarmente panoramica su un colle a ridosso dei Sibillini. Il grazioso paesino conserva il caratteristico aspetto medioevale con le sue mura turrite e le Porte che la dividono in contrade.
L’ingresso alla città è molto suggestivo per la presenza di elementi architettonici e storici di rilievo. Il borgo mantiene le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>San Ginesio</strong> è situata in posizione spettacolarmente panoramica su un colle a ridosso dei Sibillini. Il grazioso paesino conserva il caratteristico aspetto medioevale con le sue mura turrite e le Porte che la dividono in contrade.</p>
<p>L’ingresso alla città è molto suggestivo per la presenza di elementi architettonici e storici di rilievo. Il borgo mantiene le caratteristiche tipiche del piccolo centro. La sua elevata posizione e le buone condizioni climatiche, inoltre, fanno di San Ginesio un’ideale località di villeggiatura. San Ginesio è riconosciuta dal touring club italiano come città bandiera arancione.<br />
Da vedere: lo Spedale dei Pellegrini risale al XIII secolo. La Collegiata risale al secolo XI, più volte restaurata e rifatta in alcune parti, presenta una facciata romanica nella parte inferiore, gotica in quella superiore. L’interno è un mosaico di affreschi o di tele di autori illustri. </p>
<p>Il Convento di S. Liberato (1274).II Civico Museo e Pinacoteca, nato alla fine del secolo scorso, si trova dal 1972 nella ex Chiesa di S.Sebastiano.</p>
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		<title>Potenza Picena</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 11:20:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Potenza Picena è situata su un colle alla destra del fiume Potenza. Fu fondata dai profughi della Potentia romana distrutta nel V secolo. Oggi è famosa per la lavorazione dei damaschi e dei broccati in seta e lana,calzature, abbigliamento intimo, vino ed Olio.
Il Palazzo Comunale sembra risalire al XII secolo ma fu ricostruito negli anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Potenza Picen</strong>a è situata su un colle alla destra del fiume Potenza. Fu fondata dai profughi della Potentia romana distrutta nel V secolo. Oggi è famosa per la lavorazione dei damaschi e dei broccati in seta e lana,calzature, abbigliamento intimo, vino ed Olio.</p>
<p>Il Palazzo Comunale sembra risalire al XII secolo ma fu ricostruito negli anni 1745-50 ad opera di Pietro Bernasconi, collaboratore di Luigi Vanvitelli. Il Palazzo del Podestà invece è del Trecento, ristrutturato nel secolo XVIII quando sarebbero stati aggiunti i merli ghibellini.<br />
La frazione Porto di Potenza Picena (km <img src='http://www.marcheviaggiare.it/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> è stazione balneare: ha una spiaggia di sabbia lunga 6,5 km dove ha sede il natural Village.<br />
Da vedere: la Torre del Porto ultimo baluardo di un fabbricato fortizio eretto nel XVI secolo circa, a difesa della costa<br />
Da non perdere l’abbazia di San firmano del IX secolo, il vicino paese di Montelupone con il palazzo del podestà. </p>
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		<title>Recanati</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 11:15:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La cittadina di Recanati, nota soprattutto per aver dato i natali a Giacomo Leopardi e a Beniamino Gigli, si estende (296 m. slm) su uno dei tanti colli che caratterizzano il territorio marchigiano, tra i fiumi Potenza e Musone. Sarà proprio la presenza di corsi d’acqua a favorire nella zona, già a partire dal Neolitico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La cittadina di <strong>Recanati</strong>, nota soprattutto per aver dato i natali a Giacomo Leopardi e a Beniamino Gigli, si estende (296 m. slm) su uno dei tanti colli che caratterizzano il territorio marchigiano, tra i fiumi Potenza e Musone. Sarà proprio la presenza di corsi d’acqua a favorire nella zona, già a partire dal Neolitico, l’insediamento dei vari popoli, come i Piceni e, più tardi, i Romani. </p>
<p>Con l’invasione dei Goti la popolazione sarà però costretta a rifugiarsi sulle alture circostanti, veri e propri balconi naturali da cui sorvegliare l’area compresa tra i Sibillini ed il mare. Ma l’urbs attuale si costituirà in un secondo momento, quando i signori a capo dei tre colli più importanti decideranno di allearsi ed unire i loro possedimenti. Passata sotto il dominio della Chiesa nel 774, Recanati diventerà in età medievale un libero comune, e, grazie all’appoggio fornito agli Svevi, otterrà persino un porto (Porto Recanati) nonché la licenza di battere moneta, assumendo così lo status di vera e propria città. </p>
<p>Nel Rinascimento diverrà un importantissimo centro di scambi e di traffici per l’Italiani e l’ Europa. Occupata dalle truppe napoleoniche alla fine del XVIII sec., essa rientrerà a far parte dello Stato della Chiesa fino al 1860, anno di nascita del Regno d’Italia.<br />
Se affacciandosi dal colle Tabor è facile perdersi in interminati spazi e sovrumani silenzi, percorrendo le vie sinuose della città ci si accorge delle molteplici opere d’arte racchiuse tra le sue mura. Sulla strada della piazza si erge maestosa la Chiesa di S. Domenico, costruita nel 1272 in stile romanico e poi trasformata nei secoli successivi. Varcando lo splendido portale marmoreo disegnato da Giuliano da Maiano è possibile ammirare il S. Sebastiano in terracotta di Torreggiani e, di fronte, la tela raffigurante S. Vincenzo Ferreri di Lorenzo Lotto. </p>
<p>Una collezione dei dipinti di questo artista straordinario, che lavorò molto a Recanati, è conservata nella Pinacoteca Comunale - Villa Coloredo-Mels. Qui si trova anche il suo capolavoro, L’Annunciazione  (XVI sec), in cui  il mondo spirituale e divino penetra dolcemente l’umiltà del quotidiano. Della stessa epoca sono la Chiesa - degno di nota è il portale in pietra d’Istria di Maiano - ed il Convento di Sant’Agostino. Del complesso monastico fa anche parte il chiostro quattrocentesco, i cui resti sono visibili nell’antica torre danneggiata da un fulmine, conosciuta come la torre del passero solitario. </p>
<p>L’itinerario della fede continua con la Chiesa di San Vito (XI sec.). Originariamente in stile romanico-bizantino essa è stata più volte ricostruita a causa di terremoti. Il disegno delle sue forme attuali è di P. Jacometti, mentre la facciata in cotto e con le colonne a spirale bicromate è del Vanvitelli. L’oratorio è impreziosito da La Presentazione al Tempio del Pomarancio. </p>
<p>Da qui si giunge alla Cattedrale medievale di San Flaviano. Priva di facciata, con la porta principale sulla fiancata laterale, essa contiene un meraviglioso soffitto in legno intagliato. Il vecchio Episcopio è ora adibito a Museo diocesano di arte sacra, che vanta dipinti di artisti operanti tra il XIV e il XVI sec. come Giacomo da Recanati, Mantegna, Guercino e Pomarancio.</p>
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		<title>Loreto</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 11:11:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A 127 m. s.l.m., su un antico colle coperto di allori, quel laureto che sembrerebbe aver dato poi origine al suo nome, sorge Loreto, località celebre per essere incessante meta di pellegrinaggio, nonché capitale del culto mariano. Le origini della cittadina non sono molto remote, in quanto la sua storia s’identifica completamente con quella del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A 127 m. s.l.m., su un antico colle coperto di allori, quel laureto che sembrerebbe aver dato poi origine al suo nome, sorge Loreto, località celebre per essere incessante meta di pellegrinaggio, nonché capitale del culto mariano. Le origini della cittadina non sono molto remote, in quanto la sua storia s’identifica completamente con quella del suo Santuario. Essa comincia infatti a svilupparsi a partire dal 1468, anno in cui iniziano i lavori per la costruzione della Basilica e che si protrarranno per circa un secolo. Il monumentale complesso architettonico nasce per rispondere alle esigenze di difesa della Santa Casa della Vergine, che viene conservata al suo interno.</p>
<p>La tradizione vuole che le mura di questa, all’interno delle quali Maria visse e ricevette l’Annunciazione, siano state trasferite su quel colle nel 1294 da “alcuni angeli”, per evitare che cadessero nelle mani dei musulmani, i quali, dopo aver definitivamente cacciato i Crociati, erano riusciti ad impossessarsi di Nazareth. Da quel momento la fama del piccolo borgo marchigiano è andata sempre più espandendosi, superando ogni confine, tanto che il Santuario di Loreto è oggi uno tra i più rinomati e frequentati della cristianità.</p>
<p><strong>Loreto</strong>, protetto da una cinta di mura e bastioni medievali, conserva al suo interno non solo un tesoro religioso e spirituale,  ma un vero e proprio patrimonio artistico e culturale difficile da eguagliare. Dalla caratteristica Via dei coronari, apoteosi dell’artigianato religioso locale, si sale alla Piazza della Madonna, che è chiusa su tre lati dal Palazzo Apostolico - il cui piano nobile ospita  il Museo Pinacoteca - e in mezzo alla quale si trova la Fontana dei galli, arricchita dalle sculture bronzee dei fratelli Jacometti. Sull’ampia piazza si affaccia la Basilica rinascimentale, perfetto esempio di architettura che si fa ponte tra Terreno e Celeste, tra Quotidiano ed Eterno. Essa é frutto della collaborazione tra i più famosi architetti dell’epoca, tra i quali spiccano i nomi di Baccio Pontelli, Francesco di Giorgio Martini, Bramante ed Andrea Sansovino. Bellissima è la Cupola di Giuliano da Sangallo, la terza per dimensioni in Italia dopo quelle di S.Pietro a Roma e di S. Maria del Fiore a Firenze.</p>
<p>Al di sotto della cupola, all’interno, raccolta e venerata come una perla dall’inestimabile valore, è collocata la Santa Casa, le cui strutture primitive sono antichissime e di tipo palestinese. Dentro, una Statua della Madonna ricoperta dalla dalmatica sembra accogliere e voler testimoniare ai visitatori la storia millenaria di quel posto e la profonda spiritualità di cui è intriso. L’elemento più spettacolare è però il rivestimento marmoreo e scolpito che riveste esternamente il piccolo Santuario, giudicato “l’espressione più complessa della scultura cinquecentesca”.</p>
<p>Degni di nota sono inoltre i numerosi affreschi che impreziosiscono le pareti della Basilica, nati dalla mano di grandi artisti, come Luca Signorelli, Melozzo da Forlì, Federico Zuccari e il Pomarancio.</p>
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		<title>Tolentino</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 11:09:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A sinistra del fiume Chienti, nel cuore della provincia maceratese, si estende Tolentino, tranquilla cittadina di notevole interesse storico e artistico, che da sempre ricopre l’importante ruolo di cerniera tra la costa e la zona montana.
Essa ha origini antichissime, tanto che le prime tracce di popolazione risalgono al Paleolitico Inferiore per arrivare successivamente ai Piceni; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A sinistra del fiume Chienti, nel cuore della provincia maceratese, si estende <strong>Tolentino</strong>, tranquilla cittadina di notevole interesse storico e artistico, che da sempre ricopre l’importante ruolo di cerniera tra la costa e la zona montana.</p>
<p>Essa ha origini antichissime, tanto che le prime tracce di popolazione risalgono al Paleolitico Inferiore per arrivare successivamente ai Piceni; solo dopo alcuni secoli il paese si trasformerà nella più celebre Tolentinum romana di epoca imperiale. Già sede di diocesi a partire dal IV sec. essa sarà poi soggetta alle invasioni dei barbari, per poi costituirsi a comune alla fine del XI sec. Nonostante si mantenga per un lungo periodo ghibellina, la città tornerà alle dipendenze della Chiesa a partire dal 1445. Vi resterà soggetta fino all’occupazione francese da parte delle truppe napoleoniche, per poi  entrare a far parte del Regno d’Italia nel 1860.</p>
<p>Tra i numerosi e significativi monumenti cittadini riveste notevole interesse la Basilica - Santuario di San Nicola, eretta in forme gotiche nei secc. XIII-XV, ma in parte rifatta e decorata nel XVI sec. e nel periodo barocco. Della facciata, originariamente a capanna, va ricordato il grande portale in stile gotico fiorito di Nanni di Bartolo, mentre l’interno, impreziosito dal soffitto a cassettoni in legno dorato, conserva la tele raffiguranti Sant’Anna del Guercino e San Tommaso di Villanova del Ghezzi. Sul Chiostro si apre la grande sala detta del Cappellone di San Nicola, una delle più vaste e meglio conservate opere di maestranze grottesche di scuola riminese, rinomata appunto per le splendide decorazioni pittoriche dei primi anni del Trecento. Al centro del Cappellone è collocata l’Arca lapidea sormontata dalla Statua policroma di San Nicola, un sarcofago creato appositamente per custodire le spoglie del santo, le quali però non vi furono mai collocate, ritenendo più sicura e dunque preferendo la conservazione di quelle nei sotterranei, a circa due metri di profondità. Una scelta che si è mantenuta fino ad oggi, anche se ora le reliquie sono collocate in un’apposita cripta costruita allo scopo. La Basilica-Santuario è meta costante di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo e particolarmente devoti a S. Nicola di Compagnone, comunemente noto come San Nicola da Tolentino. Prima della sua nascita i genitori, consigliati da una visione angelica, si erano infatti recati a Bari in pellegrinaggio alla tomba di Nicola di Myra per avere la grazia di un figlio. Esauditi, una volta rientrati a casa, chiamano il bambino come il Santo cui si erano appellati. Il giovane Nicola entrerà poi a far parte degli Eremitani di Sant’Agostino e, distinguendosi nello studio e nel comportamento, rimarrà per trent’anni fino alla morte nel Convento di Sant’Agostino di Tolentino.</p>
<p>Degne tappe dell’itinerario tolentinate della fede sono poi la Cattedrale di San Catervo, con tracce evidenti di una preesistente chiesa medievale, e la Chiesa di San Francesco, originariamente in stile romanico-gotico e in seguito trasformata tanto da assumere un’impronta barocca. Pregevoli sono qui gli affreschi e la statua in legno policroma della Madonna della Tempesta, uno dei più begli esempi di scultura marchigiana del XIV sec. </p>
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